Sui mercati pesa il rischio di una guerra commerciale

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Analisi a cura di

Alle borse non piace l’incertezza e di fronte ai rischi di una guerra commerciale che coinvolge le maggiori economia mondiali, l’andamento delle azioni risulta fortemente irregolare. Eppure il mese di giugno era cominciato positivamente, tanto che l’indice MSCI World è salito fino al 14 giugno, dopo di che vi sono state le prime avvisaglie di ribasso e poi le vendite si sono accelerate fino a fine mese. La Fed statunitense ha deciso di aumentare i tassi di un quarto di punto e a sorpresa ha anche anticipato che nell’anno vi saranno non tre ma quattro interventi sui saggi. La Banca centrale europea ha dal canto suo confermato la cessazione in dicembre del programma da 2500 miliardi Euro di acquisto di obbligazioni e detto che “non prevede aumenti dei tassi almeno fino all’estate 2019”. Le due notizie hanno avuto come conseguenza immediata un violento deprezzamento del cambio €/$ che è passato da 1.1792 a 1.1576 (ora 1.17). L’economia statunitense continua a crescere ma in prospettiva gli investitori stanno tenendo sotto stretta osservazione l’inflazione e la curva del debito statunitensi. La prima è balzata al 2.8% sulla spinta dell’aumento dei salari ed in seconda battura del costo dell’energia.

Una notizia tecnicamente buona (l’aumento della capacità reddituale delle famiglie) si è trasformata però in preoccupazione per gli addetti ai lavori in quanto “un’inflazione più alta implica in prospettiva tassi di interesse più alti che penalizzano le azioni, i cui dividendi distribuiti iniziano a patire (nel calcolo del rischio/opportunità) la concorrenza dei titoli obbligazionari”. La seconda fonte di preoccupazione è la curva del debito negli Stati Uniti, con la distanza tra i rendimenti a 10 anni (2,93%) e quelli a 2 anni (2,78%) ormai ridotto al lumicino (15 punti base non si vedevano dal 2007!). Per gli addetti ai lavori quando la curva si appiattisce non è un bel segnale di fiducia per il futuro, perché può significare recessione. Tornando ai dazi commerciali. Trump pare intenzionato a proseguire nel doppio attacco a Cina e Germania, i due Paesi che in questo momento generano più surplus nelle esportazioni. Il settore più toccato è quello automobilistico. I produttori tedeschi VW, BMW e Daimler, che fabbricano auto negli Usa per esportarle in Cina, hanno perso in poche sedute attorno al 10%. Adesso c’è l’estate di mezzo, statisticamente non il momento migliore per i mercati azionari. A livello tecnico il mese di luglio è visto al ribasso. Sappiamo (con il senno del poi, è vero) che le previsioni sono fallaci. Un esempio eclatante è quello di UBS su Russia 2018. La banca ha impiegato 18 analisti per 10’000 simulazioni su computer al fine di determinare il vincitore del mondiale di calcio. Il risultato? La Germania! E’ vero che il calcio non è la finanza, ma le previsioni…sono previsioni. Buona estate! 

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 06.07.18

Questo sito utilizza cookie tecnici e statistici in forma anonima, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie leggi l'informativa facendo click sul pulsante Privacy Policy. Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie