Nuovi record per Wall Street

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Analisi a cura di

Le azioni statunitensi hanno chiuso il mese di settembre su nuovi livelli di record ed il dollaro ha messo a segno il primo guadagno da febbraio. All’origine di questi movimenti rialzisti troviamo da una parte l’ottimismo degli investitori sulle proposte di taglio delle tasse del Presidente Trump e dall’altra il messaggio della Fed sull’aumento dei tassi. Anche il petrolio è rimasto nel focus dei mercati dopo che il prezzo del Brent si è avvicinato a 60 $/b, i massimi dal luglio 2015. Di riflesso il prezzo della benzina in Svizzera è passato da 1.44 Chf/l a 1.52 Chf/l negli ultimi 30 giorni. Le aspettative sulla riforma fiscale di Trump e sull’imminente aumento dei tassi da parte della banca centrale – dato per certo dagli analisti nel mese di dicembre – ha fatto salire i rendimenti del Buono del Tesoro decennale e rafforzato la valuta USA il cui indice è salito dello 0.40% nel mese. Sul fronte azionario, gli indici principali a livello mondiale hanno scalato nuove vette ad eccezione dell’inglese FTSE 100 e dei paesi emergenti. Il primo è stato influenzato negativamente dal rincaro della sterlina causato dalla ripresa dell’inflazione e dalla conseguente volontà della Banca d’Inghilterra di alzare i tassi. I paesi emergenti invece hanno subìto l’apprezzamento del dollaro. I listini USA hanno dal canto loro raggiunto nuove vette e l’europeo Eurostoxx 600 si situa ai massimi dei tre mesi.

Secondo gli analisti i mercati europei sono sostenuti da una fase di crescita economica generalizzata che persisterà anche nel 2018. La BCE ha ribadito che la politica monetaria rimane abbastanza accomodante anche se la riduzione degli acquisti obbligazionari – il cosiddetto “tapering” – potrebbe iniziare nel 2018. Dopo quasi otto anni di ripresa economica, alcuni investitori ritengono che siamo vicini ad una contrazione dell’economia e ad un calo delle borse. Un recente studio di UBS afferma che “i mercati rialzisti non muoiono di vecchiaia, la loro crescita potrebbe interrompersi solo se le valutazioni fossero troppo elevate o se l’economia andasse incontro ad una recessione”. Oggi le valutazioni azionarie sono vicine alla media di lungo periodo, 17.8x contro 18x e quindi alcune prese di beneficio sono giustificabili. Però il rapporto prezzo/utili non è a livello di bolla, come per esempio quello di 30.6x visto nell’era “dotcom”. “Storicamente un livello dei multipli di 18–23x è coerente con la generazione di rendimenti positivi (6%) nei sei mesi successivi.” Inoltre “la crescita mondiale resta sincronizzata e tende a rafforzarsi. Quest’anno tre quarti dei 45 Paesi monitorati dall’OCSE dovrebbero registrare un’accelerazione economica rispetto all’anno scorso”. Una recessione sembra quindi improbabile. 

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 06.10.17

Questo sito utilizza cookie tecnici e statistici in forma anonima, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie leggi l'informativa facendo click sul pulsante Privacy Policy. Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie