I mercati scontano la recessione economica

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Analisi a cura di

 

L’emergenza sanitaria da pandemia e la conseguente chiusura della maggior parte delle attività economiche  hanno colpito violentemente i mercati globali. Dopo i picchi di borsa del 19 febbraio, la volatilità è esplosa ed i principali listini hanno subìto una serie di vendite fino al 23 marzo. Vi sono state giornate di ribassi epocali come quelle del 9 e del 16 marzo. 

Quella del 9/3 è stata anche causata da un cigno nero: la decisione dell’Arabia Saudita di aumentare unilateralmente la produzione di petrolio con conseguente crollo del 24% del prezzo del WTI la cui discesa è continuata fino al -66% del 31 marzo. Fra le materie prime vi sono stati altri importanti cali di prezzo con il gas naturale a -25%. Nei metalli preziosi, il platino e l’argento perdono rispettivamente il 25 ed il 21%, mentre l’oro, bene rifugio, mette a segno un +3.53%. 

Da notare che il prezzo del metallo giallo, normalmente poco correlato alle azioni, tra il 9 ed il 19 marzo è sceso del 12% passando da 1673 $/oz a 1467$/oz in sintonia con le vendita in borsa. Ciò è già successo durante la crisi finanziaria del 2008 ed è da ricondurre al bisogno di liquidità di alcune controparti (fondi d’investimento) che dovendo coprire i richiami di margine sono costrette a vendere tutto ciò in cui hanno investito, fra cui l’oro. La crisi che stiamo vivendo, a prescindere dal fattore scatenante, ricorda molto quella del 2008. Le azioni a livello globale in sole quattro settimane hanno ritestato i minimi raggiunti a fine 2018 perdendo 30-40% dai massimi. Le obbligazioni ad alto rendimento non sono state risparmiate, anzi, a causa del peggioramento del rating creditizio, dell’allargamento degli spread e della carenza di liquidità hanno subìto perdite fra il 15 ed il 20%. I tassi a breve che servono anche a determinare le rate a tasso variabile delle ipoteche, si sono impennati sganciandosi dalle logiche della politica monetaria e andando a prezzare appunto lo stress di liquidità. Le banche centrali sono intervenute riprendendo copiosamente politiche monetarie molto accomodanti. 

La Federal reserve ha tagliato i tassi a zero, mentre la BCE si è prodigata per un quantitative easing da 750 mia Euro. Ogni singolo Stato fra cui il nostro Paese ha implementato delle politiche fiscali e d’aiuto alle aziende. Gli USA hanno varato un piano da 2mila miliardi di USD! Per gli esperti la risalita dei mercati dipenderà in primis dalla diminuzione dei contagi del virus in Europa e negli Stati Uniti. In questi giorni abbiamo già avuto qualche segnale d’acquisto. Le prossime settimane ci confermeranno un quadro difficile per l’economia mondiale con i dati sulla disoccupazione e sul PIL. La recessione (tecnica?) è alle porte e vedremo se i mercati l’hanno già scontata. Intanto una strategia bilanciata in CHF a fine trimestre segna -15%.

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 10.04.20

 

 

 

 

 

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