Mercati in balìa della politica

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Analisi a cura di

In questi ultimi trenta giorni di contrattazioni abbiamo assistito a movimenti bruschi su tutti i mercati finanziari. E’ come se l’umore degli investitori fosse in sintonia con il nostro tempo meteorologico che passa in una sola giornata da soleggiato a forti temporali. In maggio la politica ha giocato un ruolo cruciale nell’influenzare l’andamento dei rendimenti obbligazionari, dei cambi e delle azioni. In Italia, per esempio, è tornata l’ombra minacciosa dello spread. Il differenziale del rendimento tra i bond decennali italiano e tedesco è raddoppiato in pochi giorni superando i 300 punti. La mancata creazione del governo e la crisi istituzionale che ne è seguita hanno scatenato massicce vendite sulle obbligazioni governative e sulla borsa. L’indice FtseMib che fino a fine aprile risultava il top performer a livello europeo, ha bruciato in pochi giorni quasi tutta la plusvalenza. Sul Vecchio Continente abbiamo anche assistito al cambio di governo in Spagna e come se si buttasse benzina sul fuoco, l’effetto dirompente si è visto anche sui cambi. L’Euro nel mese si è deprezzato praticamente contro tutte le valute, perdendo in maggio rispettivamente il 2.5% contro dollaro e il 3.59% contro il Franco.

Altra piazza che ha subìto le indecisioni politiche è stata quella brasiliana. Lo sciopero dei camionisti ed il tergiversare del governo hanno portato ad un estenuante braccio di ferro che, anche in questo caso, ha generato massicce vendite sul fronte azionario. L’indice Bovespa, primo performer a livello mondiale fino al 16 maggio con un +13.27% sull’anno, ha perso praticamente tutto chiudendo al 30 maggio a +0.46%. In Turchia, il temuto interventismo di Erdogan sulle decisioni della banca centrale ha accelerato il tracollo della Lira che contro Euro al 23 maggio ha toccato i -25%. La banca centrale ha dovuto aumentare drasticamente i saggi d’interesse, cosa che ha permesso alla Lira di recuperare un po’ fino a fine mese fissandosi a -16.25%. Il quadro però rimane a tinte fosche perché le agenzie di rating hanno messo sotto revisione negativa sia il debito sovrano turco, sia quello delle principali banche turche. A casa nostra purtroppo anche lo SMI ha perso, segnando nel mese – 4.83%. In contro tendenza possiamo trovare i mercati statunitensi: i proclami dell’amministrazione sui dazi commerciali ed i tiramolla sugli incontri ad alto livello internazionale, pensiamo a quello fra Trump e Putin e fra Trump ed il leader nordcoreano, non hanno intaccato il buon umore degli investitori. Infatti gli USA hanno un’ottima tenuta dell’economia con la disoccupazione ai minimi da diversi anni. Così gli indici S&P500 e Nasdaq hanno chiuso il mese con ulteriori plusvalenze. Giugno è appena iniziato con segnali di ripresa incoraggianti, avremo comunque occasione di testarne la tenuta.

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 08.06.18

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