Mercati ai massimi, ed ora?

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Analisi a cura di

Nel corso del mese di aprile i mercati azionari globali hanno raggiunto i loro massimi storici. Dall’inizio dell’anno  abbiamo assisto ad un impressionante rally con performance superiori al 10% per S&P 500, Dow Jones,  Euro Stoxx50, Cac40 e Dax. A livello mondiale i primi listini per guadagno sono l’OMX svedese ed il TWS di Taiwan (sopra al  +19%) , mentre i fanalini di coda, ancora in territorio negativo su base annua, li troviamo in Malesia, Indonesia ed in Cina (CSI 300). La triplice promessa di una rapida riapertura delle economie, di utili stellari nel primo trimestre e di supporto monetario e fiscale continuato fino a quando la ripresa non sarà definitivamente in atto ha dato forza ai mercati azionari. Anche il nostro Swiss Market Index (SMI) ha raggiunto nuovi massimi il 16 aprile a 11’262.97 coprendo in 14 mesi le perdite causate dalla pandemia. Se andiamo nel dettaglio delle venti società che lo compongono, notiamo che cinque sono ancora in perdita fra cui due pesi massimi quali Novartis e Roche. Maglia nera dello SMI è il Credit Suisse a causa delle recenti perdite miliardarie subìte dai fondi Greensill e Archegos. In testa troviamo invece Partners Group seguita da ABB. Per gli esperti, il nostro mercato presenta delle valutazioni “leggermente elevate ma dei rendimenti da dividendo attraenti se paragonati a quelli delle obbligazioni”. A causa delle alte valutazioni, l’investitore deve essere quindi più selettivo e focalizzarsi su settori che beneficiano appunto di buoni dividendi e della ripresa economica in atto. Visto i livelli raggiunti dalle borse, qualche vertigine può senz’altro sopraggiungere agli investitori che si chiedono giustamente come si possa investire dai record. Dopo un periodo di forti performance, molte buone notizie sono prezzate, scontate dal mercato e questo porta ad una maggiore vulnerabilità delle azioni nel caso in cui vi fossero delle sorprese negative. Per questo motivo ed in vista di una maggiore volatilità in maggio, gli investitori per proteggersi dovrebbero aumentare la diversificazione dei loro portafogli ed essere più selettivi nei titoli. D’altra parte però, la statistica ci dà conforto anche se sappiamo che nella curva di Gauss, oltre alla normalità abbiamo il rischio delle code. Secondo un’analisi recente di UBS, dopo aver raggiunto nuovi massimi, nei 12 mesi successivi le azioni sono salite ancora dell’11,7%, contro un 11,3% da livelli inferiori ai record massimi. Agli investitori sul lungo periodo che guardano meno alla volatilità di breve termine, farà piacere sapere che dal 1928 lo S&P 500 ha impiegato in media 9.9 anni per raddoppiare e solamente 6.6 anni per passare da 2000 a 4000 punti. Per l’indice statunitense il target a fine anno è a 4400 punti, per lo SMI a 12’000 punti. Prospettive sempre piuttosto rosee e quindi l’invito degli esperti a chi avesse liquidità in esubero è quello di investirla.  

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 30.04.21

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