Maggio con nuovi record

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Analisi a cura di

Anche quest’anno il mese di maggio non ha seguito l’adagio che lo vuole statisticamente fra i più ostici per le borse. Malgrado un guizzo della volatilità registrato il 16 maggio, la misura sul rischio è ritornata ai minimi storici. Gli indici statunitensi hanno raggiunto nuove vette, mentre i listini europei hanno leggermente ripiegato dai massimi di metà maggio. Il bilancio azionario da inizio anno è decisamente positivo e la gestione patrimoniale bilanciata in CHF delle grandi banche sta registrando risultati superiori al 5,50%. Il quadro macroeconomico e microeconomico rimane favorevole, per esempio l’indice manifatturiero nell’Eurozona è in espansione con valori ai massimi dal 2011. A parte per le elezioni inglesi, i rischi politici sono rientrati dopo le presidenziali francesi e ciò lo si è visto immediatamente nel mercato dei cambi con l’apprezzamento dell’Euro contro tutte le principali valute (USD, JPY, CHF, GBP). Altro segnale importante di maggiore stabilità è dato dal restringimento nel corso dell’anno degli spread delle obbligazioni decennali europee nei confronti del Bund tedesco che funge da riferimento di mercato. In questo caso l’eccezione è data dall’Italia che ha visto salire i suoi rendimenti nel corso del 2017 a causa dei bilanci di alcune banche italiane. Un settore che ha invece tradito le aspettative degli addetti ai lavori è quelle delle materie prime energetiche.

La correzione al ribasso su petrolio e gas è stata piuttosto netta. Il 25 maggio si è riunito l’OPEC che con la Russia ha deciso di prorogare i tagli alla produzione di petrolio per cercare di accelerare il “processo di normalizzazione delle scorte”. La decisione non ha però portato serenità sul mercato. Decisamente meglio si stanno comportando i metalli preziosi come oro, platino ed argento che nel corso dell’anno hanno messo a segno delle plusvalenze. Ma attenzione, per le prossime settimane gli osservatori mettono in evidenza degli appuntamenti importanti. Il 14 giugno si riunirà la Federal Reserve che, secondo il consenso di mercato, dovrebbe operare un ulteriore aumento dei tassi. Azione quest’ultima che accentua il divario fra cicli economici regionali (USA e UE) e fra le politiche monetarie delle banche centrali (FED e BCE). Queste dicotomie e le valutazioni piuttosto ricche raggiunte dai mercati statunitensi fanno propendere per una “sovraperformance” delle azioni europee, Svizzera inclusa. Oltre alla scelta delle macro regioni più promettenti, è interessante osservare come gli esperti cerchino di generare “alfa” e di battere quindi il mercato con temi d’investimento di lungo termine. Fra questi segnaliamo quelli per noi più promettenti perché legati al concetto di “Futuro, ora!” e cioè: “Millennials, invecchiamento della popolazione ed Industria 4.0”.

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 09.06.17

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