Febbraio, mese di purificazione e di febbre anche per i mercati finanziari

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Analisi a cura di

Nell’antica Roma il periodo che corrisponde al nostro mese di Febbraio indicava un momento di passaggio dal vecchio al nuovo, segnato da un vero e proprio processo di rinnovamento caratterizzato da una sorta di dimensione caotica, nella quale tutto si rimescolava. Proprio a Febbraio erano messi in atto dei riti di espiazione, di purificazione (i Lupercalia). La stessa etimologia di Febbraio deriva dal verbo “februare” che significa appunto purificare, espiare. Con il cristianesimo questi rituali di purificazione sono tenuti in onore della Madonna della febbre, associati alla guarigione dalla malaria, dalla febbre. Se pensiamo a quanto sta succedendo a livello globale con i rischi di pandemia da Coronavirus e di relativa febbre delle persone e dei mercati, mai nome di un mese è stato così appropriato. La premessa era dovuta perché veramente i mercati sembrano febbricitanti e per certi versi deliranti. Nell’ultima settimana del mese i listini hanno bruciato centinaia di miliardi di dollari entrando in una fase di correzione cioè un calo superiore al 10% dai massimi raggiunti. Gli investitori si sono spaventati a causa dell’aumento dei contagi da COVID19 nel mondo intero e dalle dichiarazioni di importanti multinazionali, fra cui Apple, Microsoft, Mastercard, che hanno annunciato uuna drastica revisione al ribasso delle stime di vendita. I mercati sono entrati in modalità “risk-off” (rischio zero) e le vendite si sono abbattute sulle Borse come se gli investitori dovessero espiare qualche colpa. Abbiamo assistito in cinque giorni a forti cali degli indici che ricordano quelli della crisi del 2008. Con l’arrivo del virus in Europa e negli USA, vi è stato un cambiamento repentino dell’umore degli investitori che sono passati dalla “compiacenza” al “panico”. Alcuni listini hanno subìto sostanziali danni tecnici a causa della rottura al ribasso delle medie mobili che sono normalmente forti supporti. Le classi d’investimento più richieste in questo momento di febbre collettiva sono stati il Franco, lo Yen e le obbligazioni governative. In quest’ultimo caso il rendimento del buono del tesoro USA decennale è sceso all’1.16%, un record. Ed ora? Malgrado la poca visibilità, gli addetti ai lavori restano calmi e ritengono che la crescita economica globale non sia stata cancellata ma solo rallentata temporaneamente a causa in particolare dallo stop della produzione cinese e dalle misure di contenimento nei vari Paesi. L’ultimo indicatore sugli acquisti in Cina è sceso a 35,7 al livello di contrazione (50 indica espansione). Si attende un intervento da parte delle banche centrali per mitigare il rallentamento economico. Il 65% degli analisti ritiene che la FED taglierà i tassi già in marzo. La vera speranza di tutti è che il virus sia eliminato in fretta e che si torni alla normale quotidianità. Prudenza e pazienza quindi.

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 06.03.2020

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