Borse in marcia

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Analisi a cura di

Dopo un primo trimestre da incorniciare, nel mese di aprile i mercati hanno potuto mettere a segno ulteriori guadagni. L’andamento dei principali indici di borsa non è stato però lineare, infatti fino all’esito del primo turno delle presidenziali francesi vi sono state delle correzioni ribassiste. Dopo i dati – non scontati –della votazione, le borse si sono impennate mettendo a segno importanti plusvalenze e chiudendo il mese quasi ai massimi delle ultime 52 settimane. Il successo del candidato Macron di “En Marche” è stato un sollievo per tutta l’eurozona in quanto il rischio del voto antieuropeo non era stato prezzato. Il “pericolo” sembra quindi rientrato ma i rischi politici e geopolitici rimangono una spada di Damocle per i mercati finanziari. Dopo 4 mesi di contrattazioni fra i listini osserviamo come alcuni di essi presentino già performance a due cifre: negli USA il Nasdaq Composite (+13%) ha superato i 6000 punti toccando i massimi storici, in Europa il migliore è l’IBEX 35 spagnolo (+15%) ed in Asia troneggia l’Hang Seng di Hong Kong (+12%). L’unico paese con l’indice in rosso è la Russia (-8.5%). L’attenzione degli addetti ai lavori è ora rivolta alla stagione dei risultati societari che sembra essere la migliore dal 2011. Secondo Barron’s, per quanto riguarda lo S&P 500, a fine aprile il 27% delle società che lo compongono ha pubblicato le trimestrali ed il 78% di queste ha battuto le stime contro una media storica del 64%. A livello svizzero, UBS si attende che l’indice generale SPI vedrà un aumento del 5% degli utili societari.

Il fatto che all’interno dello SPI l’88% dei profitti sia generato all’estero e che le previsioni di cambio siano per un deprezzamento del Franco contro Euro fan ben sperare su un rialzo degli utili. Le prospettive micro e macroeconomiche permangono rosee e quindi favorevoli ai mercati azionari; è vero però che le valutazioni da essi raggiunte cominciano ad impensierire gli addetti ai lavori. Negli USA infatti il rapporto prezzo/utili (p/e) è salito a 17.6x contro una media storica di 14,0x dal 1979. In Svizzera invece il p/e dello Swiss Performance Index è pari a 18x, contro una media di 14.9x. Notiamo che in passato le azioni pur avendo raggiunto p/e elevati hanno continuato a salire grazie a scenari di “continua ripresa dell’economia mondiale, rialzi graduali dei tassi d’interesse e assenza di gravi crisi politiche”. A livello svizzero, abbiamo la Banca Nazionale che afferma che “i tassi negativi possono scendere ulteriormente” ed un mercato delle obbligazioni di qualità con rendimenti negativi. L’investitore può trovare fonti di reddito con i dividendi da azioni che si attestano nello SPI al 3%, una percentuale che non si vedeva da anni e che è di tutto rispetto per il nostro mercato.

Fabrizio Marcon, L’Informatore, 05.05.17

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